Teatro Trianon Viviani

Storia del teatro

Teatro Trianon Viviani

‘o Trianon

Trianon” è il nome del villaggio acquistato e poi distrutto da Louis XIV di Francia per annetterlo al parco della reggia di Versailles. In questo luogo lussureggiante il re Sole incarica Louis Le Vau di costruire «una casa per farvi merenda», dove fuggire con la famiglia, lontano dall’etichetta e dalle fatiche del potere. È solo l’inizio dello sviluppo dell’area come buen retiro regale, dove nel tempo vengono costruiti il Grand e il Petit Trianon, nonché le Hameau de la Reine, il “borgo della Regina”, dove la sovrana gioca a fare la pastorella. Il duca di Croÿ commenta: «Non hanno mai cambiato tanto forma, né costato tanto denaro, due iugeri di terra».

Arriviamo nel secolo scorso e il toponimo, che richiama le delizie regali di Versailles, è adoperato per intitolare il teatro che nasce come sostegno allo sviluppo immobiliare della nuova insula elegante del Risanamento. Prossimo al “Rettifilo” – la grande via, denominata corso Umberto I, che riprende il modello urbanistico francese di successo del boulevard – l’immobile insiste sull’area magnogreca del quartiere di Forcella, cuore vitale del centro antico della città, dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Teatro Trianon VivianiProprio nell’antistante piazza Vincenzo Calenda – «uno spazio emblematico della storia urbana di Napoli e delle sue trasformazioni nel tempo» secondo l’archeologa Daniela Giampaola – vi sono alcuni resti della cinta urbica di Neapolis (tra il V e il IV sec. a.C), che la tradizione popolare chiama “‘o cippo a Furcella” e che l’immaginario collettivo usa per sottolineare la vetustà di qualcosa («S’arricorda ‘o cippo a Furcella!»). In continuità con queste vestigia archeologiche, all’interno del teatro è ospitata l’unica torre di guardia ancòra esistente di Neapolis, posta a presidio della porta Furcillensis o Herculanensis, e inglobata nella struttura dal costruttore dell’immobile e primo proprietario del teatro, Amodio Salsi: la torre della Sirena, così battezzata per evocare nel centro antico della città il mito fondativo di Parthenope e del suo canto ammaliatore.

Teatro Trianon VivianiIl sistema tettonico in cemento armato, uno dei primi esempi in Italia, precorre a Napoli il teatro Augusteo di Pier Luigi Nervi e Arnaldo Foschini (1926-29).

L’8 novembre 1911 si inaugura la sala con la fortunata commedia Miseria e Nobiltà di Eduardo Scarpetta, con il passaggio di testimone dall’autore e primo interprete al figlio Vincenzo, che così debutta nel ruolo del protagonista Felice Sciosciammocca (Eduardo aveva abbandonato le scene, stanco della lunga querelle giudiziaria – peraltro vinta – intentatagli da Gabriele d’Annunzio, per la messa in scena del Figlio di Iorio, parodia irriverente della Figlia di Iorio del Vate).

Scrive Ettore De Mura nella sua Enciclopedia della canzone napoletana:

Fu la compagnia di Eduardo Scarpetta, di cui facevano parte il figlio Vincenzo, Bianchina De Crescenzo, Della Rossa e la Perrella, ad inaugurare il teatro. […]

Sin dal gennaio successivo all’inaugurazione diede vita a spettacoli di varietà, nei quali programmi, figuravano spesso oltre a cantanti di primo piano, addirittura tre, ed anche quattro, vedette per volta. In una sola sera, il pubblico si godeva, oltre ai numeri, che s’affollavano abitualmente nel manifesto, Pasquariello, Donnarumma, Gill, Fulvia Musette e, a distanza di qualche settimana, Maldacea, Tecla Scarano, Diego Giannini, Gina De Chamery. Prima con l’impresa di Amodio Salsi, che era anche il proprietario del teatro, e poi con quella di Giuseppe De Simone e Gennaro De Falco, il Trianon registrò un’attività ricca di avvenimenti artistici e di soddisfazioni finanziarie. […] Non pochi attori, e non pochi cantanti, si forgiarono sul suo palcoscenico, raggiungendo persistente notorietà. E non pochi attori e cantanti conclusero qui la loro meravigliosa carriera artistica, come i già citati Armando Gill ed Elvira Donnarumma.

Nella sua ricca storia centenaria, il Trianon offre una programmazione molto ampia – come opera, operetta, dramma, commedia e varietà –, ospitando tutti i principali artisti della scena teatrale e musicale partenopea del Novecento, da Totò a Mario Merola, che debutta proprio al Trianon vincendo un concorso di voci nuove nel 1959. La presenza delle maggiori famiglie teatrali, dai De Filippo ai Viviani, dai Fumo ai Maggio, fa di questo teatro un riferimento dell’arte attoriale di tradizione.

Negli anni ‘30, con la compagnia residente di Salvatore Cafiero ed Eugenio Fumo, il teatro ha anche una sua caratterizzazione particolare come palcoscenico d’elezione per la canzone sceneggiata, o più semplicemente sceneggiata, il genere di teatro musicale che ha successivamente una ripresa revivalistica negli anni ‘70.

Teatro Trianon VivianiIn epoca fascista il teatro cambia nome in “Trionfale”, in ossequio all’autarchia linguistica imposta dal regime. Nel 1940 Gustavo Cuccurullo lo acquista per trasformarlo poi, nel 1947, nella sala cinematografica Splendore, cogliendo il crescente interesse popolare per la settima arte, il cui successo viene, giusto due anni dopo, conclamato dal film Catene di Raffaello Matarazzo, trasposizione sulla pellicola della sceneggiata Lacreme napulitane.

Divenuta negli anni ’90 un cinema a luci rosse, la sala è riportata all’antica funzione teatrale da un altro Gustavo Cuccurullo, pronipote del precedente. La ristrutturazione è firmata dall’architetto Massimo Esposito, che recupera anche alla fruizione collettiva la testimonianza magnogreca ospitata all’interno, ribattezzata emblematicamente la “torre della Sirena” per ricordare il mito fondativo di Parthenope e del fascino del suo canto. Il nuovo Trianon è inaugurato il 7 dicembre 2002 con Eden teatro di Raffaele Viviani, nella «riscrittura melodrammatica» e regia di Roberto De Simone.

Con la consulenza artistica di Peppe Vessicchio, nel 2003 il teatro produce, tra l’altro, un nuovo allestimento de La Cantata dei Pastori diretta e interpretata da Peppe Barra, con lo scenografo Lele Luzzati che firma uno dei suoi ultimi lavori. La produzione si aggiudica il premio Eti – gli Olimpici del teatro come “migliore commedia musicale” (2004).

Nell’aprile del 2006, “‘o Trianon” – come da sempre è chiamato affettuosamente dai napoletani – diventa a intera partecipazione pubblica ed è dedicato al commediografo e attore Raffaele Viviani, tra i maggiori artisti che hanno calcato il suo palcoscenico. Alla direzione artistica è chiamato Nino D’Angelo, poi Giorgio Verdelli e, successivamente, di nuovo D’Angelo.

Dopo un travagliato periodo di difficoltà economico-finanziarie che ha visto il fermo produttivo per due anni e mezzo e il teatro sull’orlo del fallimento e della vendita all’asta, il Trianon Viviani ritorna a operare, retto dalla fondazione omonima posta sotto la direzione e il coordinamento della Regione Campania, che detiene una partecipazione dell’80,40%; l’altro socio fondatore è la Città metropolitana di Napoli, con una quota del 19,60%.

La fondazione, presieduta da Giovanni Pinto, ha la missione della valorizzazione del bene culturale endogeno più rilevante e conosciuto a livello internazionale, la canzone napoletana, tra tradizione e contemporaneità.

Il direttore artistico per il triennio 2020-2022 è Marisa Laurito, che punta a realizzare uno spazio attivo di animazione culturale e sociale, attento al patrimonio tradizionale quanto ai nuovi linguaggi, un polo produttivo unico che intende anche collocarsi positivamente nel più ampio mercato del turismo e del tempo libero.