Le Quattro Giornate di Napoli del 1943 attraversate con la pura fantasia e l’immaginazione da Enzo Moscato per «penetrare in quella zona sempre oscura, sempre reticente, sempre irrivelata, sempre quasi al limite del dicibile (e, per tanti versi, anche ibrido, scabroso), che è il “privato”, la sfera dell’individuale».